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Position paper politica estera (economia e sviluppo)

La politica estera in chiave economica deve essere orientata verso un’azione coerente nell’inquadramento strategico della politica estera italiana nel senso più ampio del termine, attraverso la ricerca e promozione di partnership internazionali tra gli operatori nazionali (imprese, università, centri di ricerca, associazioni diverse ed altro) e loro equivalenti esteri.
Le partnership devono essere finalizzate a favorire un’azione di respiro internazionalizzazione dei nostri operatori e a migliorare le capacità di attrazione degli investimenti esteri del nostro Paese.
In quest’ottica è necessaria l’assunzione di ruolo guida del Ministero degli Affari Esteri con l’assistenza tecnica del Ministero dello Sviluppo Economico. Guida che deve avere come principale obiettivo quello di inquadrare le azioni di partnership internazionali in una strategia di interesse dell’Italia nei quadranti geopolitici di maggior rilievo; quindi prima di tutto area mediterranea, medioriente e altre aree nelle quali l’Italia è interessata in ragione della partecipazione ad organizzazioni sovranazionali.
Negli ultimi quindici anni le Regioni, con la cosiddetta ‘cooperazione decentrata’ prima e con le falle di competenze Stato-Regioni conseguenti alla modifica del titolo quinto della Costituzione dopo, hanno assunto un ‘ingombrante’ ruolo nello scenario internazionale che si è spesso caratterizzato, ed ancor oggi lo è per:
i. non avere un obiettivo di medio termine;
ii. non essere inquadrato in una strategia nazionale;
iii. avere una scarsa corrispondenza con le reali esigenze degli operatori locali a beneficio dei quali dovrebbero operare;
iv. disperdere preziose risorse finanziarie;
v. creare presso gli interlocutori esteri confusione di ruoli poteri e responsabilità;
certamente questo elenco non esaustivo difficilmente può essere completato con valutazioni positive.
Con le risorse spese dagli enti locali (anche le Provincie e Comuni svolgono azioni di cooperazione decentrata) non sono stati realizzati investimenti in campo internazionale tali da creare economie ‘vere’ capaci di da dare un concreto impulso alla realtà locale, tanto meno nazionale.
Risulta quindi evidente il dispendio di risorse che avrebbero potuto trovare sicuramente migliore collocazione se fossero state inserite in un programma di investimenti coordinato dal Governo nazionale, sì da creare un circolo virtuoso al quale avrebbero potuto partecipare più realtà locali ed ancor di più il sistema economico nazionale nella sua interezza.
Il cambiamento di rotta nell’amministrazione della politica estera risulta doveroso in risposta alle molteplici opportunità che la realtà del mercato globale può offrire.
Gli enti locali dovrebbero avere un ruolo nelle politiche di cooperazione transfrontaliera con finalità inerenti le economie e la cultura locale nell’ottica partecipativa ai programmi Comunitari orientati a favorire l’integrazione dei ‘nuovi paesi’ dell’Est da poco entrati nella UE ed il buon vicinato con i paesi dell’area mediterranea.
Senza voler suggerire azioni che possono risolvere problemi come quelli appena indicati, con il rischio di generare nuova conflittualità tra Stato e Regioni, soprattutto in questo periodo di imperante ‘moda’ federalista; il Governo deve assumere un nuovo ruolo nella politica estera, la cui azione autorevole risolverà le inevitabili conflittualità con le Regioni ed altri enti locali.
L’autorevolezza deve essere inquadrata in una migliore capacità di vedere la politica estera economica come qualcosa di più complesso che la partecipazione con uno stand ad una fiera, o con più costose missioni Expò in aeree che, nonostante il buon impegno dei nostri operatori economici, non potranno mai essere di interesse per l’economia italiana.
L’autorevolezza deve avere il supporto di una costante azione di studio ed analisi degli scenari economici internazionali, come questi possono essere interpretati dalla politica nazionale, al fine di creare un vero supporto di vantaggio del sistema economico italiano.
L’autorevolezza viene inoltre creata agendo costantemente in relazione con le associazioni di categoria acquisendo contezza delle loro necessità e visioni; poche e referenziate relazioni, evitando interlocutori senza basi concrete di rappresentanza nel mondo dell’economia reale, evitando quindi la creazione di tavoli di concertazione del nulla.
In questo modo gli operatori, toccando la concreta azione di politica economica estera del Governo dello Stato, sanciscono la sua autorevolezza e tolgono spazio ed accreditamento a chi localmente a fasi alterne vuole improvvisarsi ministro degli esteri.
Solo dopo questa ripresa delle redini dell’organizzazione si può parlare di contenuti della politica economica internazionale dell’Italia: SME, design, made in italy, HighTech, Green Economy, tutela brevetti ecc.. L’Italia deve riprendere un ruolo importante nel Mediterraneo, deve assumere in quest’aria una leadership di competenza strategica sulle questioni di geopolitica economica che attengono alla gestione delle acque (potabile e del mare) e della integrazione delle reti elettriche internazionali.
Non è possibile pensare di competere su ogni campo con la politica internazionale di paesi che hanno una tradizione e risorse più importanti delle nostre, è utile pensare di creare una propria ‘specializzazione’. Così come in passato ci eravamo distinti tra i paesi occidentali per le capacità di interlocuzione con i paesi del medio oriente, oggi dobbiamo trovare una nostra ‘specializzazione’.
L’Italia anche per il beneficio della sua posizione geografica, al centro del Mediterraneo, deve assumere un ruolo di leadership della ‘conoscenza’ delle problematiche e della gestione, di tutto quanto attiene, le acque e le reti elettriche mediterranee.
Le nostre strutture scientifiche hanno tutte le competenze per creare un ottimo supporto all’azione politica internazionale dell’Italia per le questioni in chiave strategica che attengono le gestioni delle acque e dell’energia. Così come la maggior parte delle ambasciate UK hanno un addetto alle questioni del climate change, le ambasciate italiane nelle proprie sedi di rappresentanza, almeno nei paesi del Mediterraneo, devono avere un esperto osservatore delle tematiche che riguardano l’acqua e l’energia.
La posizione dell’Italia è peculiare nel bacino mediterraneo e deve essere assolutamente sfruttata per imporsi a livello geo-politico in un campo di così primaria importanza come quello dell’amministrazione e gestione delle risorse idriche. Le ambasciate devono distinguersi come punti di riferimento autorevoli e competenti in materia, sì da rivestire un ruolo centrale nella creazione di politiche mirate all’amministrazione e salvaguardia di tale risorsa al fine di:
i. prevenire la generazione di conflitti per l’approvvigionamento di acqua potabile;
ii. regolamentare l’accesso alle acque trasfrontaliere;
iii. gestire l’impatto ambientale sulle acque delle diverse economie dei paesi del Mediterraneo.
Lo stesso approccio deve essere adottato per il comparto dell’energia. In questo ambito sorgono tre generi di problemi che devono essere gestiti a livello internazionale ed ancor meglio nell’area del Mediterraneo, riguardanti:
i. le interconnessioni internazionali delle reti elettriche;
ii. regolamentazione dei carichi e delle interruzioni;
iii. investimenti per produzioni su scala multinazionale.
Anche in tale caso va perseguita una strategia di leadership nella quale impiegare le potenzialità della centralità geografica del Paese.
La centralizzazione delle informazioni di acque ed energia deve creare una settore di ‘intelligence’ presso il Ministero degli Affari Esteri la cui finalità principale dovrà essere quella di suggerire ed orientare nuove e diverse partnership con interlocutori per il perseguimento di fini unitari con effetti positivi a livello nazionale per l’assunzione di una vera leadership dell’Italia.